Blog

L’Ansia è femmina

Una mattina di Agosto come le altre, ti alzi, vai in bagno, ti sciacqui il viso e rialzando lo sguardo sullo specchio ti rendi conto che sei invecchiata.
Ma non con il ritmo normale previsto dalla vita. Sei invecchiata più velocemente del previsto.
E allora capisci anche il perché..
 
Oddio quest’anno devo andare in palestra, beh intanto stasera mangio poco. E sano. Cavoli devo far la spesa però, e cosa prendo? Solito pollo e insalata immagino prenderò. E dovrei anche bere più acqua, almeno due litri dicono. Non vino. Peccato, mi piace, soprattutto come mi fa vedere il mondo, le serate con il bicchiere davanti e una chiacchierata sciolta.
Ma niente vino ok.
Ho anche finito lo struccante e il fondotinta. Promemoria sul telefono. Non vabbe è inutile tanto poi non li guardo i promemoria e conto solo sulla memoria che puntualmente mi delude mentre sono al supermercato. Si ma almeno lo struccante per stasera devo ricordarmelo.
E il fondotinta? Non posso proprio fare a meno? Mmm, non so se riuscirei ad uscire di casa senza.. che sfigata. 30 anni e ancora non riesco ad accettarmi per come sono, come se la bellezza dipendesse dal mio viso.
Vabbè magari riesco ad andare a letto presto stasera così almeno il correttore per le occhiaie non mi servirà.. Magari riesco anche a finire quel libro sul comodino da mesi. Sono anni che non ho piu tempo di entrare in una libreria, godermi il profumo dei libri, la bellezza della gente assorta nell’indecisione, quell’infinità di storie e racconti racchiusi uno spazio così piccolo, li avrei portati via tutti. Ma non ho più tempo per questo. Mi manca. Dovrei trovarlo.
Una mail.
No che palle l’estratto conto della carta di credito. Questo mi ricorda che devo fare il tagliando alla macchina. Dovrei anche dare un occhio al conto in banca prima che mi chiamino di nuovo. L’ultima volta che l’ho guardato avevo 1,86 € .
Un euro e ottantasei centesimi.
Chi ha 1,86€ nel conto corrente a 30 anni ? Solo io penso. E anche per sto mese metterò via qualcosa il mese prossimo. Sfigata. E tu vorresti vivere viaggiando? Con 1.86€ al mese non paghi neanche il parcheggio di sosta breve all’aeroporto. Che amarezza.
Soprattutto se penso che ogni volta che apro FB, c’è la foto di qualcuno a Formentera, per il nono anno consecutivo. Non ve li mertitate i soldi cazzo.
Si però che fisico pazzesca ha questa in costume? Azz. Da vestita non pareva così… E io invece per il nono anno consecutivo ho la pancia.
Forse dovrei iniziare Yoga o Pilates, dicono che aiuti e poi tutte quelle che lo fanno hanno dei fisici pazzeschi, vedo foto su Instagram di posizioni che boh. Io perdo l’equilibrio anche allacciandomi le scarpe sulla sedia. Si ma Instagram non è la realtà, dovrei saperlo ormai. Ho smesso di farmi i selfie, quando ho capito che la fotocamera interna non rispecchia il vero, ma come lo specchio di casa (o di H&M peggio ancora) che ti fa vedere 5 volte piu bella di come in verità ti vedono gli altri. La fotocamera esterna!! Quella rispecchia il vero. Ecco perchè nessuno la usa mai per i selfie. In ogni caso, niente piu selfie, niente piu filtri.. però che bello era quando vedevo i ‘like’, soprattutto di quello che mi piace. Si ma è come mentire. Quindi no. Basta.
Mannaggia sto corrugando la fronte vero? Si. Ultimamente mi accorgo che è l’espressione che utilizzo di più. Perfetto, cosi a breve dovrò iniziare anche con la crema antirughe. AH NO! Avevo letto anni fa che la soglia di età per iniziare ad usarla era 25 anni, all’epoca ne avevo 22 e quindi spallucce. Ora ne ho 28 e oltre ad essermene dimenticata, vivo le giornate inarcando le sopracciglia e strizzando gli occhi per la miopia. Ok bene così.
Vabbè mi faccio un caffe. Meglio deca però. Anzi forse dovrei proprio smettere di berlo e anche di fumare probabilmente. Ma fumo poco rispetto al resto del mondo, si ma fumo..e guarda quella foto del 2010, che denti bianchi che avevo e che sorriso.. e che pelle. Madonna che giovane che ero. 7 anni fa. Cavolo 7 anni? Cioè se non inizio a regolarmi un po’ tra 7 anni cosa penserò…
 
Torna all’inizio e rileggi. In loop.

Cosa mi Porto? (part.1)

Eccoci qua. Un altro ‘eccoci’ anche stavolta all’aeroporto. Oggi però con me c’è lui.

Entrambi indipendenti, entrambi abituati e propensi al viaggio in solitaria. Un anno fa entrambi a fare gli splendidi la sera che ci siamo conosciuti, su quanto fossimo amanti dei viaggi e che mai avremmo rinunciato a viaggiare da soli (semicit.)

E invece oggi eccoci qua, ad aspettare l’imbarco. Primo viaggio, aspettative altissime.

Soprattutto io. Non è solo una vacanza per me. Non sono solo le ferie di fine Luglio. Sono i ‘ miei 10 giorni dell’anno’. Sono quelli per i quali mi sveglio ogni mattina per andare a lavorare, quelli per i quali ho abbandonato molti dei preziosi vestiti del mio armadio per pagare il biglietto. Sono la mia fuga dell’anno. Sono LA parte dell’anno. Sono il cambiamento. Sono la mia crescita personale. Sono.

E quest’anno li condividerò. E per quanto il mio cuore sia un centrifugato di gioia anche solo per l’essere qua al gate, con il mio diario e la testa già la… beh credo che un po’ di ansia in più, sia un mio diritto.

Ah comunque se non l’avessi già detto.. Portogallo. Stavolta però, diversamente dai miei soliti viaggi, sarà un tour. Vorrei già poter dire il programma e le tappe previste, ma sono quasi certa che non andrà secondo i piani. Così come sono qua al gate, certa di aver dimenticato qualcosa a casa, solo che non mi ricordo cosa.

L’unica cosa che sappiamo al momento, è che l’arrivo è previsto a Porto e  la ripartenza da Lisbona. Per il resto, il programma preparato e sul quale siamo assolutamente d’accordo entrambi è ‘Godere dell’atmosfera tradizionale di qualche paesino di quelli poco turistici, mangiare tanto pesce di quello pescato alla mattina dai pescatori locali, bere tanto Porto e tuffarsi nell’Oceano’.

Dio, quanto bello è viaggiare..

Quanto belli sono i momenti prima di una partenza, quando pensi di sapere, ma in realtà non hai idea di tutto quello che ti aspetterà di là. Di tutto quello che vedrai, assaggerai, annuserai e riceverai…  Sai solo che, da quando salirai sull’aereo a quando scenderai una volta tornata a casa,  sarai più grande.  Uno dei pochi momenti, per i quali amo crescere.

Capite l’ansia ora.

Aprono il Gate. Si và.

Porto 24/07/2017

L’unica cosa che sapevo di Porto, era il fatto che si potesse fare il  ‘Tour delle cantine’, per assaggiare il famoso vino ‘Porto’ (NON GIUDICATEMI).  E appena messe giù le valigie, considerando che un po’ per la stanchezza, un po’ per il caldo e un po’ per la caoticità della città, ci era sceso un  leggero velo di spono (per i non veneti non saprei come tradurlo scusate), perché aspettare… Doccia veloce, caffè nel bar sotto casa, che più che altro era il paradiso dei carboidrati (con il senno di poi, le ‘Pastels de Nata’ più buone mangiate in tutto il Portogallo), e via alla doverosa scoperta del Porto.

Passeggiata per il famoso ponte delqualenonricordoilnome che collega il centro della città  a Vila Nova  de Gaia, e direzione (su consiglio di un amico locale) la cantina di Taylor’s. Il tour prevedeva (a scelta)  la visita (audio)guidata della cantina storica e la degustazione finale del  tanto decantato Porto.  

Con tutta la buona volontà che ci contraddistingue abbiamo preso entrambi i biglietti ovviamente. E altrettanto ovviamente, dopo cinque minuti abbiamo fatto come si faceva in Monopoli, siamo andati direttamente alla degustazione senza passare per la cantina.

Dopo due giri (che poi sono quattro considerando che la degustazione prevede due bicchieri a testa e che per noi due bicchieri servono solo a sciacquare la bocca. (NON GIUDICATECI)), il Portogallo ha iniziato a sorriderci e noi a ricambiare. Ci siamo resi conto di quanto fosse ‘spettacolare’ il posto, racchiuso in un giardino interno decisamente fiabesco, con tanto di galli e pavoni a passeggio tra i vari tavoli. Indubbiamente qualcosa di insolito e quindi consigliato sicuramente.

Purtroppo sapevamo che le cantine hanno il brutto vizio di chiudere ‘presto’ e concludere il ‘Tour delle cantine’ avendone vista solamente una ci sembrava decisamente irrispettoso, per noi e per il Porto. Quindi via con la seconda.. meno caratteristica ma altrettanto buoni i cocktails, tanto che non mi ricordo il nome del posto.

Comunque come si usa dire, ‘S’era fatta na certa’, la cantina stava chiudendo e a noi si stava aprendo lo stomaco. Ci siamo fatti consigliare dalla cameriera un paio di ristoranti, a suo dire ‘non turistici ma solo per locali’ e abbiamo iniziato la ricerca del prescelto per la cena.

Considerando che, insdispensabili come lo spazzolino e il caricabatterie anche il ‘Mainagioia’ ce lo siamo portati in vacanza, neanche da dire, tutti i ristoranti consigliatici erano ovviamente CHIUSI e  ci siamo quindi lasciati ispirare un po’ dalla fame e un po’ dai menu appesi fuori dai locali (che si è una delle cose più tristi ma anche più utile per i turisti che amano sfidare TripAdvisor).

Antipasto spaziale, secondo da bene ma non benissimo, conto comunque onesto.  Nel complesso non lo consiglio.

Game over.  Svegli da circa 30 ore e con una leggera ebbrezza addosso, ci siamo dovuti arrendere al rientro. Constando comunque, nella via del ritorno, di quanto la città  cambiasse totalmente aspetto la sera. Un po’ dispiaciuti per la mancanza di energie per poter affrontare la movida notturna, ma consolati dal fatto che il giorno seguente era prevista un’altra intera giornata dedicata solo a Porto, siamo crollati.

Condividi

Abbiamo tutti diritto ad una giornata di merda.

Non dico mai ‘Che giornata di merda’, o meglio, non lo dico mai credendoci davvero. Tendo sempre a pensare a chi sta peggio, a chi ne avrebbe davvero il diritto.
E questo mi blocca dal dirlo.
Si non è che mi faccia sentire meglio pensare a chi sta peggio, anzi. Semplicemente mando giù e vado avanti, pensando semplicemente di non potermelo permettere.

Non sono una persona negativa, si beh ho la mia visione non proprio rosea della vita ma non per questo vivo le giornate con il muso o l’incazzatura perenne. Ho imparato a godermi le cose belle che mi arrivano.
Eppure ci sono giorni in cui vorrei dirlo senza sentirmi in colpa.
Per esempio sono 5 giorni che avrei una voglia assurda di piangere, ma non riesco a farlo.. anzi si, riuscirei ma torno al punto di cui sopra, mi blocco, faccio un respiro e vado avanti.
E tutto perché sono una persona che analizza molto, e piu mi analizzo piu non trovo un motivo per cui dovrebbero salirmi le lacrime.
Ecco beh un giorno, vorrei solo un giorno in cui sentirsi liberi di sentirsi di merda. Senza avere il senso di colpa di quelli che potrebbe dirlo tutti i giorni.

‘’Eh ma sono gli ormoni del ciclo.’ NO non sono gli ormoni del ciclo. L’ho finito da 5 giorni il ciclo.
‘E’ il caldo, rende insofferenti’. NO. NO. NON E’ IL CALDO.
Sono io, sono io e semplicemente voglio un giorno in cui essere libera di non dover per forza capire cos’ho se mi viene da piangere. Voglio un giorno per odiare il caldo. O odiare lo svegliarsi tutte le mattine alla stesa ora, mangiare lo stesso yogurt sempre e andare a fare un lavoro che una volta ti piaceva. Odiare il fatto che nonostante tutto, hai iniziato di tutto ma concluso ancora nulla. Odiare il fatto che sono più le volte in cui non si vince. Odiare le persone che tradiscono. Odiare le persone. Odiare il dover aspettare il weekend per sentirsi un po’ piu leggeri. Odiare le ferie che ci fanno annusare la felicità per poi togliercela di nuovo..
Voglio un giorno per sentirmi libera di odiare, TUTTO, senza sentirmi in colpa.

Abbiamo tutti diritto ad una giornata di merda.

Codice binario

Ho sempre messo l’amicizia al primo posto. No forse no, rettifico. Ho sempre creduto e detto di voler mettere l’amicizia al primo posto. Ma non è così credo, ci vuole una fortissima forza d’animo per crederlo davvero e soprattutto per metterlo in pratica.

Una forza con la quale non nasci. Ma che formi con il tempo. Dopo aver preso delusioni, da entrambe le parti.

A quasi trent’anni forse posso affermare che non c’è un primo o un secondo posto.

Amore e amicizia viaggiano su due binari paralleli. Binari che raramente s’incrociano, e se lo fanno è semplicemente per poco. A volte l’amicizia passa all’amore e viceversa. Per poi però, non tornare più al binario di partenza.

In ogni caso per una vita equilibrata c’è bisogno che entrambi i binari scorrano assieme  parallelamente.

Ho avuto periodi in cui viaggiavo in equilibrio precario su un binario solo, come da bambina quando camminavo sul bordo del marciapiede, un passo alla volta, un piede davanti all’altro, senza poter cadere perchè sennò perdevo. Perdevo contro chi poi? Se giocavo da sola..

Perdevo e basta. Se cadi perdi.

A volte riuscivo, arrivavo alla fine e o saltavo o qualcuno mi prendeva in braccio per scendere. Altre volte invece, perdevo l’equilibrio, e cadevo. Per poi rendermi conto che erano semplicemente una decina di centimetri, spallucce e tornavo a riprovarci.

Così come ora. Se cadi, perdi.  Ma perdi contro chi? Se giochi da sola… Spallucce e riprovi. Ora è semplicemente un po’ più alto il marciapiede.

Quindi come dicevo, è capitato di percorrere in equilibrio, un passo avanti all’altro un solo binario alla volta. E ammetto che a volte l’ho trovato anche più facile rispetto al camminare su due binari.

Non è facile. E molti cadono molto più spesso quando ne devono percorrere così. Anche questo impari a gestirlo per anni.

In questo momento della mia vita sono innamorata e ho dei forti legami di amicizia creati inaspettatatamente. A volte scivolo con un piede e mi faccio forza sull’altro per non perdere l’equilibrio del tutto. E viceversa.

Mi servono entrambi. Sto in maniera diversa coltivando entrambi. Perchè so cosa può darmi uno e cosa può darmi l’altro. E so altrettanto bene cosa possono togliermi.

Ho perso amori. Ho perso amicizie. Sono caduta. A volte sono rimasta seduta a terra per un po’. Ma non mi ricordo volte in cui, a prescindere vicino a me non ci fosse qualcuno a tenermi d’occhio, a controllare che ce la facessi a rialzarmi da sola ma comunque pronto ad allungare una mano in caso.

Ecco a quasi 30 anni posso forse affermare, che non c’è un primo o  un secondo posto, Ma che se non riuscite ad averne un po’ di entrambi siete dei pazzi.

permano

 

La teoria del trucco

Sinceramente, non ho ancora deciso se stimare o no.. l’inventore del trucco.

A volte penso che forse vivremmo tutte più serene noi donne se non avessimo anche questo ‘pensiero’ ogni giorno.

Gli uomini difficilmente capiranno quello che sto dicendo. E ad essere onesta molte volte li invidio.

Prima ero in doccia in palestra, apro l’acqua e sento il getto iniziare a scendere sui capelli.. è liberatorio.

Finita una giornata, finiti tutti gli impegni, finita anche l’ora di attività fisica giornaliera (tanta gente la chiama ‘l’ora tutta per me’, io personalmente non ci riesco proprio a vederla così. Sono d’accordo sul fatto che dopo un po’ di attività si stia meglio.. ma vederla come un’ora dedicata solo a me non riesco, è un impegno anche quello. Ma comunque questa è tutta un’altra storia.), incredibilmente nessun impegno per la serata. Quindi si, quel getto d’acqua era decisamente liberatorio, sui capelli, sulle spalle, sul viso…  Oh merda! Il viso! Sono truccata.. uscirò sembrando una dei Kiss, che palle!

E invece no. Mi sono ricordata che non ero truccata, per niente, nemmeno un filo di rimmel dalla mattina. Sensazione incredibile.

Io non so quante volte sia capitato a voi.. ma a me poche. Sono rare le giornate in cui per un motivo o per un altro, mi sento abbastanza coraggiosa da uscire struccata.

E il termine ‘coraggiosa’ non è ne’ a caso ne’ esagerato. Perché per ogni donna abituata ormai da sempre a truccarsi ogni giorno, seppur poco.. uscire struccata, equivale ad un uscire totalmente disarmata e scoperta.

Almeno per me e così, e sono quasi certa sia cosi per il 90% delle donne. Invidio quel 10% che ‘Ah io mi trucco pochissimo’.

Comunque ogni tanto capita, magari un giorno in cui hai impegni o commissioni per le quali truccarsi o meno sarebbe irrilevante, o magari sei talmente in ritardo che.. vabbe pace oggi va così. E pensi che non è la fine del mondo.

Poi arrivi a fine giornata e ti dici.. BEH? Sono sopravvissuta, ho visto gente, ho parlato con qualcuno, eppure mi sentivo comunque me stessa, forse anche di più, nessuno bambino è scappato urlando dopo avermi visto. Ti infili la tua tuta oversize, non devi nemmeno struccarti (.. e scusate se è poco) e pensi  che forse potresti farlo anche domani no?!

GIAMMAI. Oggi sono stata fortunata, ma domani magari incontro qualcuno che conosco.. No no per carità. Un po’ come la mamma che giustifica le pulizie con un ‘Metti venga qualcuno’.. ma non viene mai nessuno poi.

Noi in pratica ci trucchiamo per un ‘Magari’.

Sottolineerei anche il fatto che una volta nella vita, o anche di più, capita a tutte di uscire prese male.. e per prese male intendo proprio prese male, non del tipo Chiara Ferragni che fa finta di uscire a portare fuori il cane 10 minuti. Dico proprio della serie che vado dalla nonna struccata e in tuta il mio giorno libero e lei esordisce con un ‘Ma non potevi truccarti un po’? e perché non ti sei pettinata?’ (I fatti descritti sono realmente accaduti. Ho ancora male al cuore.) Ecco beh, dicevo che è capitato a tutte di uscire così e trovare qualcuno che si conosce. E quasi mai un qualcuno a caso, ma sempre un ex, o una cotta storica o Ryan Gosling. E all’80% (perché il 90 mi pare eccessivo, essendo io una donna), se chiedi a loro, probabilmente non si ricorderanno nemmeno la differenza.

Quindi mi chiedo perché? Perché ci facciamo questo? Perché semplicemente non possiamo giocare tutte ad armi pari?

Tipo ad una bella.. non è giusto le sia concesso anche di truccarsi. Così come a quelle intelligenti non è concesso essere anche simpatiche. Devi poter scegliere in che categoria stare e giocartela così. Sennò è una casino.

Io ho un ragazzo che volente o no, mi vede struccata per la maggior parte del tempo. E talmente coraggioso, non solo da non essere ancora scappato, ma addirittura ad aver preso l’abitudine di farmi foto quando meno le vorrei. Foto che lui giustifica con un ‘Ma a me così piaci?’, si si è tutto molto romantico, ma anche no dai.. a me buttano giù l’autostima come poche cose al mondo.

Perché un conto è prepararsi e farsi un selfie prima di uscire, per acchiappare like facili. Un conto è una foto fatta a tradimento da qualcun altro. Una di quelle foto che ti fanno dire  ‘Oh mio Dio ma gli altri mi vedono così?’. Beh io credo di si..

Da quando ho scoperto che allo specchio ci si vede 5 volte piu belli di come si appare nella realtà, è cambiato tutto. Per quello uso i selfie con molta più parsimonia ormai. Mi sembra di ingannare. E se poi la gente ti vede per strada e manco ti riconosce.. so’ problemi eh.

Si vabbè aldilà dei miei vaneggiamenti da paranoia, il punto è che in tante situazioni uscire truccata mi ha dato sicurezza, mi ha fatto sentire bella, mi ha fatto sentire bene.. ma in quel box doccia di un metro quadro, nuda, in mezzo ad altre donne altrettanto ‘disarmate’, con il getto d’acqua sul viso a lavare via tutta la giornata,  mi sono sentita totalmente me stessa. Come quando torno a casa la sera, sapendo di poter rimanere in divano a godermi la serata e allora mi metto in tuta, faccio la coda e cammino scalza per casa.

Ecco.. come si fa a scegliere allora? Quindi come dicevo.. io non ho ancora deciso se amarlo o odiarlo l’inventore del trucco.

 

Chris Cornell era un pezzo da ’90

maxresdefault

Avete presente quando ritrovate per caso un ciuccetto di quelli colorati che ci attaccavamo a tutto negli anni ’90 e vi fermate a pensare che non li riprodurranno piu..
O quando riguardate quegli adesivi delle Spice Girl che si trovavano nei chupachupa, sbiaditi e ancora attaccati in qualche angolo della camera…
O quando passate davanti ad un posto dove prima c’era una cabina telefonica..

O quando riordinando ritrovate una scatola piena di cassette.
E un po’ morite dentro..
Ecco quando muore uno come Chris Cornell è esattamente la stessa cosa.
Una merda.

 

Mediocre in tutto, eccelso in nulla.

Credo che la mancanza di ambizione, cosi come l’eccesso, siano difetti.

Ma non l’ho sempre creduto eh.

Non sono una persona ambiziosa’, l’ho sempre detta con una nota di pregio. Come se questo mi salvasse. Vedevo i miei amici, farsi il culo, per loro o per volere dei loro genitori. Laurearsi perché, ‘La laurea serve’. Tralasciando il discorso sociopolitco secondo il quale non c’è lavoro per i laureati perché sono troppi, ecc..

Ma laurearsi per cosa? Per fare un lavoro che fosse sopra a quello dei ‘non laureati’. Non posso fare il barista a vita. Non voglio fare la commessa.

Ma perché?!

Forse per questo non ho mai continuato gli studi, né ho mai avuto ambizione. Ho sempre visto il lavoro, semplicemente come un lavoro. 8 ore mie, equivalgono a 8 ore tue. Serve semplicemente perché serve.

A tal proposito sarei curiosa di sapere quanti di quelli laureati, che fanno un lavoro trovato per laurea, sono più soddisfatti e felici di quelli che non lo sono. E viceversa.

 

Una volta ho visto un monologo di Steven Spielberg, nel quale diceva che i sogni non sono cose che ti sogni e poi accadono. Non ti appaiono all’improvviso davanti urlandoti, ‘Ecco quello che sei e che dovrai fare per tutta la tua vita’. No.  I sogni sono piccole vocine, piccoli istinti dentro di te, che a volte sussurrano e altre tacciono. E sta a noi saperle ascoltare e soprattutto interpretare.

Ma si, quindi quando sarà ora capirò cosa vorrò essere da grande. Saprò quale sarà la mia ‘vocazione’. MA NON E’ VERO UN CAZZO.

Io sono grande ora, e non ho capito nulla, anzi.

Quando andavo a scuola ero brava a scrivere, mi è sempre piaciuto. Pesavo già all’epoca 50kg quindi sognare di fare la ballerina non mi pareva il caso, ma la scrittrice.. beh quello potevo sognarlo si. E ho sempre scritto.. il diario, le lettere, i post..

Amo quello che scrivi’. Grazie ^_^

Ti va di scrivere qualche articolo per noi?’. Oddio dite davvero?!

Dovresti aprire un blog!’.

Allora forse davvero dovrei pensare di scrivere seriamente.

A volte sono la, con il mio pc, il mio calice di rosso e tutto sulla tastiera scorre da solo, non mi accorgo del tempo che passa, non mi accorgo di nulla intorno, finchè non premo ‘INVIO’. Altre passo mesi ad aver mille pensieri e non essere in grado di buttar giù nulla, pensando siano una marea di stronzate generate dalla mia testa e che nessuno vuole sentire. Altri ancora tabula rasa.

No non dovrebbe essere cosi. Uno scrittore è uno scrittore. Se fossi brava saprei cosa scrivere. Se fossi brava qualcuno si accorgerebbe di me magari. Naaaaah!

Meglio tornare alla vita normale.

E le foto? Ho sempre amato le foto, fin da piccola. Avessi potuto avrei immortalato qualsiasi cosa.

Bellissime foto, mi hai fatto venire una voglia di visitare quel posto.’ Grazie 🙂 .

Ti mando il link per un concorso di fotografia, secondo me potresti provarci’

E fotografo, fotografo tutto. Immortalo momenti in cui mi sento felice. Immortalo angoli di vita che incontro. Lui mi lascia la sua macchinetta professionale per un pomeriggio e io mi sento come una bambina a spasso per le strade di una città nuova, ma che è sempre stata la mia in realtà. Magari dovrei fare un corso.   Magari dovrei crederci un po’ e provarci.

UUUUUUh guarda che bella questa foto. E questo fotografoooooo. No vabbè io non le farò mai così. Lasciamo perdere.

Qualcosa più fattibile per me. Pensa Miki, pensa a cosa ami fare.  Beh bere. Potrei fare un corso di Sommerlier.

No dai basta!!!

 

E così in loop.

Perché bisogna per forza essere bravi in qualcosa o avere qualcosa che ci differenzi dagli altri?!

Perché semplicemente non posso essere una commessa, che si fa le sue 8h al giorno per guadagnare abbastanza da potersi permettere di viaggiare, scrivere e fotografare. E bere si d’accordo..

Mediocre in tutto eccelsa in niente.

Piccole cose belle

E poi ci sono quelle sere nelle quali incredibilmente non hai impegni.

Ceni a casa con i tuoi. 

Li guardi e pensi che non manca tanto al momento in cui quella quotidianità ti mancherà. 

Allora te la godi. 

Finisci la cena e… cavolo, una serata libera.

Non ho voglia di scrivere, di serie TV o di libri.

Fuori l’aria con quel profumo di primavera che anticipa l’estate.

Non hai voglia di stare a casa. Allora guardi il cane, che ricambia lo sguardo e inizia a scondilzolare.

Si esce… 

Un po’ di musica, ma solo in un orecchio, perché nell’altro vuoi sentire i rumori della città. Suono di piatti e posate, che escono dalle finestre ormai lasciate aperte. 

Il cane che ogni tanto si gira a controllare se ci sei ancora…

Sorridi.

Che voglia di gelato… e gelato sia.

Però si, che schifo il lunedì. 

Ad ognuna il proprio jeans

Clikka play. ^_^

Non so voi, ma io in armadio ho un sacco di jeans. Anzi si lo so… li avete anche voi ne sono certa.

Ne abbiamo tanti, troppi… si perchè se ci pensiamo probabilmente ne usiamo forse 2/3 e ancora più probabilmente ne abbiamo uno che usiamo sempre, quello che ci sta perfettamente, quasi da sembrare fatto apposta per noi.

Ecco beh, io penso che le storie d’amore siano esattamente così… come i jeans. Ne accumuliamo e accumuliamo, e sono tutte la in un armadio, alcuni li abbiamo usati tanto ma non ci stanno più bene, altri che non sappiamo nemmeno perchè li abbiamo comprati e poi c’è lui, quel modello perfetto, che ci fa sentire a nostro agio e quindi belle.

Ieri ero al parco e stavo spingendo l’altalena. Era forse la prima giornata veramente calda di questa primavera e quindi il parco era pieno di mamme, papà e bimbi.

Spingevo svogliatamente l’altalena e mi guardavo intorno. Mi è sempre piaciuto farlo, guardare le persone, con discrezione. Osservare lo svolgersi di altre vite diverse, ma che in un preciso momento s’incrociano con la mia per un po’.

L’altalena a fianco alla mia era spinta, forse ancora più svogliatamente di me, da una di quelle tante mamme. Dopo un paio di spinte parallele alle nostre è arrivato un ragazzo, che a prima vista sembrava molto giovane, ma poi ho capito essere il padre della bimba.

Un secco e più svogliato delle spinte all’altalena ‘Ciao‘ della mamma, mi ha fatto destare l’attenzione verso di loro.

Non aveva nemmeno ancora posato la bicicletta, ne tantomeno tolto la giacca che

+”Beh potresti spingerla un po’ tu ora”.

-”Mangio e la spingo.’

+”Sono in piedi dalle 5 di stamattina io. E tu ancora devi mangiare? Farà anche schifo ormai quella roba..sempre che si possa ancora mangiare.”

Si è seduto a mangiare, quello che al 90% era il suo pranzo e che avrebbe forse dovuto mangiare 3 ore prima. Che avesse appena finito di lavorare lo si poteva capire anche dall’entusiasmo con il quale, appena arrivato le avesse raccontato di un qualcosa che aveva fatto quel giorno e che dal tono usato, doveva avere una notevole importanza per lui.

Non per lei però.

Lui ci riprova comunque.

-”Caldo oggi…”

+”Per forza guarda come sei vestito. Ti pare…  E anche a lei, mettile solo la felpa, non puoi vestirla cosi.”

Finito il suo pranzo si è alzato per andare ad adempiere al suo turno di spinta dell’altalena.

Potrei raccontarvi di quella mezz’ora di dialogo al quale ho assistito. Ma credo di potervela racchiudere con un’immagine.

Provare ad uscirne.

Vivo.

Solo che non c’era un’uscita.

E quindi ho iniziato a pensare… ma siamo davvero tutte cosi, noi donne? Come fa a non rendersene conto lei? O forse nessuna di noi se ne rende conto quando è dentro…

Io non voglio diventare così. Non voglio nemmeno che il mio rapporto sia così. Cosa ci spinge a comportarci cosi…?

Forse come vi dicevo, sta tutto nel trovare il paio di jeans perfetto.

Buffa la vita.

A sentire Buffa a teatro. 

Con i biglietti nel comodino vicino al letto già da mesi. 


Poi arriva quel giorno. 

Ti siedi sulla tua poltroncina e aspetti.

Inizia a parlare. Conosci perfettamente quella voce e anche quella faccia. Sentita milioni di volte, nottate, Natali e giornate in cui non passava un cazzo a lavoro a rivedere interviste e partite..

Però non parla di questo. 

La locandina diceva “Le Olimpiadi del ’36” e tu, oltre a Jesse Owens e che è l’anno in cui nacque tua nonna, del 1936 non sai assolutamente nulla.  Chissà che cojoni! 

2 ore e 45 minuti di monologo. Non uno sbadiglio, non un guardare l’orologio. 

A volte ti rendevi addirittura conto che, da quanto eri assorta, ipnotizzata, nemmeno sbattevi le ciglia. 

Finisce. 

E tu come dopo i titoli di coda di un film che ti ha emozionato, non vuoi alzarti. 

“Dai raccontaci ancora!Come andò poi…?Continua ancora per un po’ che ti costa….”

Ma è finito. 

Esci e non vedi l’ora di raggiungere i tuoi amici al bar per raccontarglielo.Tra una chiacchiera e l’altra, finisci anche il tuo drink e ti avvicini al bancone per ordinarne un altro. 

Mentre lo aspetti, ripensi alla storia appena sentita e di nuovo t’incanti. 

E quasi nella tua testa senti ancora l’eco della sua voce. 

”Scusate sto cercando il ristorante X?”

Eh no cazzo!!!Tu conosci quella voce, la conosci perfettamente e non può essere lui. 

Ma non sei nemmeno al secondo drink quindi non è che puoi sentire già le voci…

Sbarri gli occhi e ti giri lentamente, come quando ti dicono ”Non guardare!Non guardare!Non girarti”. 

Federico Buffa, alle mie spalle, OHSANTAMADREDIDDIO! 

Quante volte avresti voluto fargli tante di quelle domande e parlarci per ore…

Fai qualcosa, dì qualcosa, digli quello che pensi, ce l’hai davanti… 

DAI! Un ”Puoi rimetterti con Flavio?” o un ”Nella carbonara metti pancetta o guanciale”. QUALSIASI COSA!

Invece niente. 

Di niente. 

Neanche quello che avresti voluto chiedergli da sempre “Puoi farmi tu l’elogio funebre in stile Buffa Racconta?”

Va via. 

Brava Michi. Perché non sia mai una gioia.