Ad ognuno il proprio inferno

 

Prima mi chiedevo spesso, come potesse essere l’inferno.

E pensavo scherzosamente che potesse essere un posto caldissimo, tutto tappezzato dei nostri selfie scartati perchè venuti male. O che fosse un ‘like’ messo per sbaglio ad una foto del ‘97 del tipo che mi piace. O chessò un brufolo all’ultimo prima di un appuntamento.

Ma era giusto il tempo di un pensiero.

Ad oggi invece, credo di avere una risposta.

Penso che l’inferno sia diverso per ognuno di noi. E che nel mio, per quanto ci siamo finiti in parecchi, siamo tutti da soli.

Il mio inferno è questa stanza.

Sono le mascherine dei medici. Sono le facce dei miei amici viste solo in foto sul cellulare.

E’ dentro di me il mio inferno. Sono io il mio inferno.

E in questa stanza ci sono solo io. Quindi l’unica cosa che riesco a fare è pensare e odiarmi.

Non ho colpe mi dicono. Eppure le sento.

Agite prima che il dolore vi tocchi.’ non c’è giorno che non mi risuoni in testa questa frase, come un promemoria.

Come una tortura ormai.

Per non parlare dei ‘Perché?’.

Perché a me. Perché adesso. Perché così…

In qualche parte della mia stanza c’è, nascosta in qualche libro letto, una lista. Era la mia lista.

Quella che tutti dovremmo fare. E con fare intendo proprio ‘FARE’.

E’ una lista di tutte quelle cose che una persona normale sogna di fare in una vita intera. E’ facilissimo compilarla, così come è facilissimo sognare.

Fai qualcosa, ma poi passa tutto in secondo piano. Passa sempre tutto in secondo piano.

Le cose importanti passano sempre in secondo piano. Che stupidi.

Ecco, ci risiamo.. ancora quella frase ‘Agite, prima che il dolore vi tocchi’. Ok ho capito, basta.

Nessuno pensa mai al dolore, lo evitiamo come si evitano i panni da stirare passandoci davanti. Che stupidi cazzo.

Non esisterebbe il bello senza il brutto. Il dolore è un sentimento e in quanto tale bisogna portargli rispetto. Questa è sempre stata la mia visione della vita.

Mi hanno sempre dato della cinica, dell’insensibile.

Cinico, nell’uso comune è colui che reprime i sentimenti, qualsiasi essi siano.

Io non reprimo i sentimenti. Forse ho solo imparto a gestirli.

Ho imparato a non precludermi il bello, per paura di soffrire. E ho imparato a soffrire lasciando che il dolore facesse il suo corso.

Credo siano cose complementari, se non affronti i tuoi dolori fino in fondo allora non potrai nemmeno godere delle cose belle fino in fondo.

Questo ovviamente mi ha salvato, fino ad oggi.

Oggi non riesco più a vedere il bello, sempre che ce ne sia, dentro a questa stanza di merda.

I medici sono stati chiari, ‘Difficilmente uscirai da questa stanza, se non per andare in sala operatoria, nel caso trovassimo un donatore compatibile con te.

Nel caso eh!?

Eh si, una su centomila persone è compatibile con te. E purtroppo nessuno dei tuoi familiari lo è.

Perfetto.

Quindi l’unica possibilità che ho è una persona che vive sul mio stesso pianeta, senza conoscermi, senza sapere nemmeno che, secondo qualche disegno divino di merda siamo praticamente gemelli. GENIALE PROPRIO.

Se fosse un donatore iscritto, l’avrebbero già trovato. Stanno solo temporeggiando.

E io nel frattempo cosa posso fare?

Nulla.

Prima potevo.

Agite prima che il dolore vi tocchi’ BASTA BASTA BASTA HO CAPITO HO CAPITO COSA VUOL DIRE.

Ma sono una cogliona, ed è tardi.

Ne avevo sentito parlare della donazione di midollo, ma come tutte le cose che non toccano la tua quotidianità le scavalchi. Sai che c’è., ma nulla di più. Tanto cose così capitano sempre agli altri.   Che stupida.

E adesso sono qua, ad aspettare e sperare che questa persona ne senta parlare e non la scavalchi come ho fatto io.

Ma perché dovrebbe se nemmeno io l’ho fatto!?

Se non è l’inferno questo…

Chissà dove sarà la mia bucket list.

Che stupida.

Dove agire prima che il dolore mi colpisse.

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